Stampa

Aung San Suu Kyi, Gandhi birmano

   Aung San Suu Kyi è un'icona della non-violenza e pace, un Gandhi birmano.

Aung San Suu Kyi è un'icona della non-violenza e pace, un Gandhi birmano che ha conquistato tutto il mondo con la sua dignità e gentilezza.
Ripercorriamo i momenti che hanno restituito ad Aung San Suu Kyi” attestazioni di stima e riconoscimenti internazionali.

- L’incontro con Barak Obama del 2012
- L’incontro con Martin Schultz al parlamento Europeo, dove ha ritirato il Premio Sakharov, ottobre 2013
- L’incontro con Papa Francesco, ottobre 2013


Federico Rampini

Repubblica - 19 Novembre 2012

“La folla è immensa, migliaia e migliaia di persone assiepate lungo le strade, e via via sempre più fitta quando ci si avvicina alla "casa sul lago", la dimora di Aung San Suu Kyi a Rangoon, quella dove il premio Nobel della pace fu rinchiusa agli arresti domiciliari per quindici anni.

La folla attende da ore, sotto un caldo umido soffocante. Esplode di gioia quando arriva il corteo da "Men in Black", la colonna blindata delle auto nere del Secret Service che precedono e circondano l'auto del presidente degli Stati Uniti. Il cancello si apre, ed è un boato là fuori.

È un momento storico, impensabile fino a pochi mesi fa. L'incontro tra due premi Nobel della pace. Uno, Barack Obama, guida la nazione più potente della terra. L'altra è la Gandhi birmana, una donna bellissima e fragile, che ha mostrato per decenni una tempra indomabile resistendo a una delle dittature più bieche del mondo. Lei esce di casa, da quella casa sul lago che fu trasformata in un carcere, e corre incontro a Obama. Lo abbraccia, bacia Hillary Clinton, e di passo veloce s'infilano all'interno per un colloquio di quaranta minuti. Poi escono i due sorridenti, davanti a noi giornalisti venuti al seguito del presidente americano.

Su un patio che si affaccia nel giardino, rigoglioso e curato alla perfezione, è il momento delle dichiarazioni. Lei: "Ci attendono ancora anni difficili. In questo momento è importante non essere ingannati dal miraggio del successo".
Ringrazia Obama per il sostegno decisivo degli Stati Uniti, che alternando sanzioni e incentivi hanno spinto la giunta golpista sulla strada delle riforme, e la liberazione (parziale, molto parziale) di prigionieri politici. Vuol dare il senso che la transizione è appena iniziata, i colpi di coda del regime sono ancora possibili, anche se lei ha trascinato il suo partito alla vittoria nelle legislative di quest'anno e ora siede in Parlamento.

Obama la copre di elogi: "È un'icona della lotta per la democrazia, ha ispirato tante persone e non solo nel suo paese: mi ci metto anch'io. Qui, proprio qui (indica la casa, ndr) ha dimostrato la forza della dignità, di chi lotta per la libertà". Sullo sfondo, da dietro il cancello, sale l'urlo della folla, il tripudio diventa quasi una manifestazione, anche se a contenere gli eccessi il governo ha messo uno schieramento imponente di polizia e soldati.

L'incontro davanti a noi giornalisti è breve, ma regala dei momenti di rara intensità. Lei sembra ancora più minuta, sottile e leggera, a fianco a Obama. Sembra anche più "british", con quell'accento oxfordiano che le è rimasto impresso dagli studi della giovinezza. Ha un abito attillato di seta rosa con un ricamo di fiori sul petto, e uno scialle di seta verde sulle spalle. Lui è raggiante, alla fine del discorso chiama Hillary, sottolinea "l'importanza delle donne nella lotta per la democrazia".

Sang Suu Kyi lo afferra per una manica, quasi lo tira in basso verso di lei, per l'abbraccio finale. Restano abbracciati cosi, per qualche minuto, voltandosi di spalle prima di scomparire di nuovo dentro casa. Poi ricomincia la grande processione, la colonna delle auto blindate si rimette in marcia. Deve fendere una folla compatta, ululante, che si apre con dolcezza al nostro passaggio. Compaiono manifesti con la foto dei due, Obama e la Lady birmana, e poi un grande striscione: "Obama you are the legend, hero of our world".

È il primo presidente americano nella storia ad aver visitato la Birmania, ma lo ha fatto solo quando la battaglia per la liberazione della Lady è stata vinta, e la Gandhi birmana siede in Parlamento. La visita di Stato era cominciata con l'incontro tra Obama e il presidente birmano Thein Sein, il 'gattopardo' che dopo aver guidato la giunta militare si è tolto la divisa, governa da 'civile', ed ha avviato un processo graduale di riforme, di cui Obama è venuto a chiedere un'accelerazione.

La storica giornata di Obama si chiude con un discorso agli studenti dell'università di Rangoon. Il presidente fa l'elogio delle quattro libertà di Franklin Delano Roosevelt: "Libertà di parola, di religione, libertà dal bisogno, e dalla paura". Chiede che "sia levata la censura sulla stampa" e che "coloro che hanno il potere accettino di essere controllati", indica la necessità di uno Stato di diritto dove "i militari siano soggetti all'autorità civile".

Cita più volte Aung San Suu Kyi, e ricorda un saggio della Lady in cui scrisse che "la paura corrompe". Conclude dicendo che "anche un solo prigioniero politico è uno di troppo". Gli studenti lo ascoltano in un silenzio totale, rotto dagli applausi solo alla fine. Ma il discorso di Obama è stato trasmesso in diretta tv, un 'privilegio' che non gli era stato concesso dal governo cinese quando parlò nel 2009 agli studenti dell'università di Shanghai.

Fuori dall'università incontro molti giovani che non sono potuti entrare. Uno mi scrive velocemente su un foglietto il suo nome e numero di telefono, mi congeda dicendo: "Se c'è un'altra vita, voglio rinascere americano".

***


Parlamento Europeo / attualità

22 ottobre 2013

La militante birmana Aung San Suu Kyi ha finalmente ricevuto il premio Sakharov, 23 anni dopo che le era stato assegnato dal Parlamento europeo". Questo è un grande momento. In Birmania e in Europa lo abbiamo aspettato a lungo", ha detto il presidente Schulz durante la cerimonia del 22 ottobre 2013 a Strasburgo.
"La libertà di pensiero inizia con il diritto di porre delle domande e il mio popolo in Birmania non ha potuto esercitare questo diritto per molto tempo. Per questo oggi molti dei nostri giovani non sanno bene come porre domande", ha detto Aung San Suu Kyi di fronte al parlamento ringraziando i deputati per il loro supporto nel corso degli anni.
“Vogliamo fare in modo che il diritto di pensare liberamente sia preservato. Tale diritto non è ancora garantito al 100%. Dobbiamo ancora lavorare molto prima che la costituzione sia rispettata."
Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha definito Aung San Suu Kyi "un grande simbolo di libertà e democrazia". "Anche se spesso ci vuole molto tempo, le persone che mostrano la forza di lottare per la democrazia alla fine vinceranno", ha aggiunto il presidente.
Aung San Suu Kyi ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari prima di essere rilasciata nel novembre del 2010.

***

Internazionale 28 ott 2013
Questa è una notizia dell’agenzia TMNews.


Città del Vaticano, 28 ott. 2013 (TMNews) – Papa Francesco prega per il Myanmar e incoraggia e apprezza il contributo “per la democrazia e la pace” offerto da Aung San Suu Kyi, ricevuta questa mattina in udienza in Vaticano. Lo ha riferito ai giornalisti il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi che ha anche espresso “grande sintonia” avvertita dal Papa con “questa figura così simbolica nel mondo asiatico”.
Una “sintonia fondamentale” è emersa nell’incontro tra Papa Francesco e la leader dell’opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, su temi che sono a cuore al Pontefice come “la cultura dell’incontro” e il dialogo interreligioso, ha spiegato padre Federico Lombardi parlando del “cordialissimo incontro” in Vaticano tra il Santo Padre e il Premio Nobel per la Pace, che ha vissuto anni e anni di restrizioni alla sua libertà per la difesa dei diritti umani e della democrazia, in modo non violento.
L’udienza, secondo il resoconto di padre Lombardi pubblicato sul sito di Radio Vaticana, si è tenuta nella Biblioteca papale e padre Lombardi ha riferito anche che Papa Francesco ha espresso “tutto il suo apprezzamento per l’impegno della signora per lo sviluppo della democrazia nel Paese, assicurando da parte sua l’impegno della Chiesa per questa causa, senza che si faccia alcun tipo di discriminazione perché la Chiesa è al servizio di tutti con le sue attività caritative”.
Padre Lombardi ha ricordato poi che è nota l’attenzione di Papa Francesco per l’Asia e il suo desiderio di visitare quel continente.

***
(ASCA) – Roma, 28 ott
“Nel nostro incontro di stamane, il Papa mi ha detto che l’odio e la paura sminuiscono il valore delle persone”: così, la leader birmana e premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, parlando dell’udienza avuta stamane con il Pontefice.
È anche necessario, ha poi aggiunto San Suu Kyi, “rafforzare le emozioni più positive come amore e comprensione per migliorare la vita dei popoli”.

Internazionale 28 ott 2013.
Questa è una notizia dell’agenzia ASCA


Scopri i nostri viaggi in Birmania: clicca qui


 

Link Astoi

Carréblu è socio